Bologna, 15 giugno 1859

Bologna, 15 giugno 1859

Il contesto

Nel gennaio del 1859 a seguito di un'opera di persuasione messa in atto da Cavour su Napoleone III, viene firmato un trattato di alleanza tra l'Impero Francese e il Regno di Sardegna che viene visto dall'Austria come una dichiarazione di guerra. La Francia infatti si impegna ad entrare in guerra alla prima provocazione austriaca. Il Piemonte comincia a richiamare i riservisti e mette in atto un rafforzamento del suo esercito. Allo stesso modo l'Austria inizia a rafforzare i suoi presidi in Lombardia e a richiamare a sua volta riservisti. Nel frattempo le altre potenze europee, preoccupate per l'evolversi della situazione tentano di ricomporre la crisi, pensando a un congresso per risolvere la “questione italiana”. Il tentativo, portato avanti dall'Inghilterra vede inizialmente favorevoli Prussia, Francia e Austria la quale esige l'esclusione del Regno di Sardegna dal congresso. Mentre si costruiscono le basi per l'accordo, il 19 aprile Napoleone III finalmente deciso ad avallare il congresso avverte Cavour che, disperato, pensa di dimettersi.
L'Austria, non paga dell'esclusione di Cavour dal congresso, il 21 aprile intima al Regno di Sardegna di licenziare i riservisti e smobilitare l'esercito nella sua attuale formazione operativa pena la guerra.
Cavour comunica a Napoleone III gli sviluppi e la chiara intenzione di non accettare. La Francia si predispone allora alla guerra organizzando un nuovo esercito l' Armée d'Italie (Armata d'Italia).
Il Papa esprime tutta la sua contrarietà per la posizione che prende Napoleone III. Il prestigio e l'idea di tornare ad essere la potenza dominante convince l'imperatore Bonaparte a guidare la guerra contro l'Austria.
Il 26 aprile scade l'ultimatum dell'Austria che dichiara guerra. È, per il regno di Sardegna e per l'Italia che si vuole affrancare dal giogo straniero, la seconda guerra d'indipendenza. Una serie di vittorie militari dei sardo-francesi, fra le quali la battaglia di Magenta e quella di Solferino e San Martino decidono l'esito della guerra che si conclude con l'armistizio di Villafranca (11-12 luglio 1859) e la sconfitta dell'Austria costretta a cedere alla Francia la Lombardia, girata poi al Regno di Sardegna. Anche lo Stato Pontificio si disgrega. A seguito della sconfitta nella battaglia di Magenta il 4 giugno 1859 i contingenti di truppe austriache che presidiano le principali città dello Stato vengono richiamati oltre il Po a dar manforte all'esercito imperiale in sofferenza contro la pressione franco-sarda. I ducati (Piacenza, Parma, Reggio) vengono lasciati senza difese così come le piazze di Bologna (12 giugno), Imola e Ravenna (13 giugno), Argenta (14 giugno), Forlì (17 giugno), Cesena e Ancona (19 giugno), Ferrara e Rimini (22 giugno).

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La popolazione dell'Emilia e della Romagna non è compatta nell'accogliere favorevolmente i cambiamenti in atto. Secoli di regno dello Stato Pontificio non possono essere cancellati in pochi giorni. Le abitudini, le certezze, la fede, i punti di riferimento, l'educazione impartita alle popolazioni dello Stato Pontificio sono la forma mentis che porta molta parte della popolazione, soprattutto nelle classi contadine, a vedere con ostilità i nuovi eventi.
I prodromi di quella che sarà inizialmente una resistenza (o controresistenza) al nuovo processo di unificazione si consolidano proprio in questa fase.
Una rete di cospirazione viene alimentata e trova supporto presso alcune confraternite religiose le quali fortemente motivate, soprattutto dopo la promulgazione delle leggi Siccardi (leggi di separazione fra Stato e Chiesa del Regno di Sardegna, numero 1013 del 9 aprile 1850 e numero 1037 del 5 giugno 1850), facevano da supporto e offrivano basi logistiche ai controrivoluzionari.
Si dovrà risolvere solo nel 1881 quando nell'epico scontro tra gli eserciti unitari e reazionari ad Assisi saranno vinte le ultime speranze di un ritorno allo status quo.

Cit.

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