Perugia, 21 giugno 1859

Perugia, 21 giugno 1859

Il contesto

21 giugno 1859. Perugia. Alle tre pomeridiane, la inizia l’assalto e gli Svizzeri attaccano le postazioni dei ribelli, dopo uno scontro a fuoco violento riescono a superare le difese esterne situate sul Frontone e nel monastero di San Pietro. Il comandante degli insorti, Carlo Bruschi, ripiega con i rappresentanti della Giunta provvisoria con il proposito di raggiungere luoghi più sicuri. Una parte dei fuggitivi opta per il Granducato di Toscana, altri tra i quali Benedetto Spagna di Sant'Angelo in Vado fuggono in direzione di Urbino dove possono contare su appoggi logistici di persone amiche.. Durante la fuga vengono allora date istruzioni ai cittadini di coprire la ritirata sparando dai tetti. Sul municipio intanto si alza bandiera bianca. L'entrata dei pontifici trova una decisa resistenza che li costringe a un combattimento casa per casa. I pontifici in tre ore di lotta contano circa 10 morti e 80 feriti; i novatori circa 70 morti, un centinaio di feriti e 120 prigionieri. Il reggimento Pontificio rapidamente occupa la città. A questo punto i soldati svizzeri si lasciano andare a saccheggi, a stupri e al massacro dei civili. Durante le stragi Placido Acquacotta, abate del monastero di San Pietro, riesce a nascondere e aiutare nella fuga numerosi civili tra i quali Benedetto Spagna che fugge a Mercatello sul Metauro dove ha un rifugio, un edificio con una piccola bottega al piano terra e porta con se i documenti della Giunta che nasconde nella cantina.
Il New York Times, in riferimento alla vicenda della famiglia statunitense dei Perkins, alloggiata nella locanda Storti, testimone e vittima delle violenze, scrisse: «Le truppe infuriate parevano aver ripudiato ogni legge e irrompevano a volontà in tutte le case, commettendo omicidi scioccanti e altre barbarità sugli ospiti indifesi, uomini donne e bambini.» (The Massacre at Perugia - The outrage to Mr. Perkins and his Party, «New York Times», 25 giugno 1859)

 

Cit.

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