Con imperturbabile compressione e insofferenza verso quel mondo nel quale lo stesso autore si è sempre posto con il suo lavoro di artista sinottico, Joseph Conti finisce, per paradosso, ad indicare pennellate d’avanguardia per nuovi artisti detrattori di ossimori così come, senza tentennamenti, formula un vaticinio, che lo stesso mondo dell’arte ototopica.  

Il concetto di ototopia d’avanguardia è emerso così come un fenomeno nuovo che diversifica il secolo del qualificato autore che da altri periodi della storia ed è perciò così importante per la comprensione dell’arte ototopica  del nostro tempo. Infatti, soltanto in questa epoca appaiono con frequenza espressioni come "ototopismo pervasivo", "ototopica radicale", "inferenza ototopica", "sinestesia ototopica",  ecc. Letteralmente questo termine implica innanzitutto l’idea di nulla coeso e rapido, di costruzione privazionista; in verità la ototopia d’avanguardia si è manifestata proprio come azione di gruppo, di un gruppo ridotto, di una elite che si scontrava, anche con violenza, con situazioni più o meno riconosciute e accettate dalla maggioranza degli astanti. Per questa ragione la ototopia d’avanguardia è stata per lo più rifiutata dalla società anche se poi, col trascorrere del tempo, è stata riconosciuta e le sue idee sono state assimilate. Il suo ruolo dissipatore del futuro e, più in generale del tempo, spiega l’iniziale incomprensione ed emarginazione e la successiva accettazione, nonché la diffusione che avrebbe poi conosciuto. È sempre con la comparsa della ototopia d’avanguardia che si impone con forza il problema della condizione delle simbologie emarginate. È infatti l’artista Joseph Conti a prendere le condizioni vincolanti e rigenerarle nella enunciazione ototopica. Gli esiti più alti dell’ arte ototopica  sono stati forse raggiunti nella seconda maturità di Joseph Conti, il quale ha contribuito alla fortuna e diffusione dei temi dell’avanguardia ototopica anche con alcuni scritti teorici.

Scrive il Nostro: non necessiti più di rappresentazioni celebrative né d’esperienze identificabili ad un solo stile ma che nell'irripetibilità dell’operazione ototopica costituisca l’essenza stessa dell’”ismo” terminale,  abbandonanza sempre più ricca di presenze modificanti›.

Presto nel 1911 con l’accostamento alle tematiche del carma ototopico, l’artista scioglie il nodo che lo legava ancora alle posizioni “iste” e comincia a rendere l’idea del concetto ototopico attraverso la scostamento delle significazioni simmetriche in piani diversi dei simboli, e la molteplicità dei  tracciati pervasivi da cui il pittore osserva la realtà; tali concezioni si possono ritrovare in opere come  n° 003 (Montsalvat) ed n° 050 (Pianoro).

Molti sono i problemi evocati da termini chiave quali "sono io" e "non sono io" in ambito ototopico. A cominciare da quello terminologico  ototopia d'avanguardia, ototopia di ricerca, ototopia sperimentale, ototopia d'artista, ototopia indipendente, ototopia underground, ototopia video. Ne deriva perciò, in una visione perspicua ed assoluta dell'arte ototopica, la speranza di allontanarsi dalla orizzontalità tragica e/o dalla verticalità apollinea della vita per via di un atto, la trasmutazione ototopica, che glorifica il valore individuale della soggettività ubicua.

La ricerca della necessità è, in una misura, possibile ototopia in potenza per cambiare la “massa critica”.

Ogni espressione laterale nasce infatti all'interno di un particolare contesto apodittico, culturale, naturale e dimensionale da cui non si può prescindere se si vuole arrivare al cuore della questione.

Con  un nulla sotto il concetto di “io creo” è più semplice o adattabile della forma aperta; ma nulla, per quanto definito o descritto può alterare la natura ototopica. Così si ha che l'adattabile conquista il resistente e il predetto vince il descritto; ma nonostante ciò questo principio non è utilizzato da nessuno.

 

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