FPF radiazione Corgini. 1923

FPF radiazione Corgini. 1923

PARTITO NAZIONALE FASCISTA

Federazione Provinciale
Reggio Emilia
II°°°°°°
ORDINE DEL GIORNO
La Federazione Provinciale Fascista
RICHIAMATO

il precedente voto di biasimo inferto a S.E. L'On. Dott. Comm. Ottavio Corgini, in occasione del suo atteggiamento per il "caso Misuri"
RITENUTO
che S.E. l'On. Corgini mentre respingeva il biasimo infertogli compiva opera disgregatrice nel fascismo reggiano sia a mezzo della stampa sia ostacolando la formazione in Provincia dell'organizzazione Sindacale fascista, ostentando anzi l'assunta posizione d'indipendenza dagli organi e dalle direttive del Partito, e disinteressandosi pure di ogni più grave questione locale amministrativa e politica:
EDITA ED APPROVATA
la Relazione fatta dal Fiduciario Provinciale al Gran Consiglio Fascista nella tornata del 18 Corrente e preso atto del concorde riconoscimento da parte del Gran Consiglio stesso della necessità di affermare che tanto maggiore deve essere il senso e l'esercizio della disciplina quando maggiore è la responsabilità inerente al grado occupato nella gerarchia del Partito:
DELIBERA
la radiazione di S. E. l'On. Dott. Comm. Ottavio Corgini dal Partito Nazionale Fascista, per indisciplina, sottoponendo il provvedimento all'immediata ratifica della Giunta Esecutiva del Partito. O Corgini.
Il 29 maggio 1923 Misuri pronunciò un discorso alla Camera che fece scalpore. Egli, come "gesto di devozione e lealtà" preavvisò il Capo del Governo che avrebbe tenuto di fronte agli altri parlamentari un discorso di "opposizione fascista", ricevendo per tutta risposta l'ordine di non parlare. Rispose che l'imminente espulsione dal partito lo liberava da ogni "vincolo di disciplina" e come replica ricevette la minaccia di arresto nel caso di suo intervento nell'aula. Al che Misuri replicò al deputato Carlo Buttafuocchi, che fungeva da tramite: "Quand'è così ti prego di rispondere al Presidente, che tra me e lui, c'è lo Statuto". Al termine di questo intervento molti deputati rimasero impressionati, fascisti inclusi: sei di questi, tra cui il sottosegretario all'agricoltura Ottavio Corgini, si congratularono con lui. 

Fonte su Alfredo Misuri


Con l'imprimatur di Aldo Finzi, Sottosegretario agli Interni di Mussolini, la "cricca naldiana" aveva preteso una mazzetta sull'appalto della Direttissima Bologna-Firenze. La vicenda si chiuse, il 4 agosto 1923, con le dimissioni di Naldi e Quilici. "L'onestà ha vinto!", titolò L'Assalto, ma era una vittoria di Pirro. Naldi e Quilici ripararono ne Il Corriere italiano di Finzi, a Roma. Di lì ammonirono il Partito a riconciliarsi con l'Italia di Mussolini: già Gobetti aveva individuato in Massimo Rocca la longa manus di Finzi, e si era domandato "chi sono i disinteressati?". I revisionisti fascisti o i "selvaggi" delle Province? E Baroncini, ergendosi a campione della moralità fascista, si rese inviso alla "banda del Viminale". Da Finzi a Grandi, dal Sottosegretario di Stato Ottavio Corgini al ras di Pavia Cesare Forni, dal boss di Molinella Augusto Regazzi allo stesso Leandro Arpinati, devotissimo alla Confederazione dell'Agricoltura, i nemici del Federale bolognese si coalizzarono per rovesciarlo.

F
onte su Gino Baroncini

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