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Come sopra così sotto

Il vento giusto

Mi sono sempre chiesta che senso ha tracciare le cose, incidere, scrive, registrare. Se tutto è effimero e si cammina a piedi, macinando kilometri da scalzi o con mezzi abbastanza moderni. Anche le rotte lasciano i segni della punta del compasso sul carteggio, stropicciato dal vento, mentre l'ago della bussola fa i capricci cercando il suo punto fermo.
A vele spiegate o con le migliori scarpe da runner, ogni cosa dipende. Dipende sempre da diversi fattori, che nel bene e nel male si tralasciano, come se non fossero importanti per il viaggio. Si traccia la rotta, si segmenta da un punto all'altro, tralasciando gli spazi, come se il segmento che risulta vuoto nella realtà non ci fosse, non fosse utile al pragmatico viaggiatore. Vorrei raccontarvi del silenzio di quei vuoti, quando in mare non c'è vento o quando l'asfalto esala piano la sua essenza, come quando espiri l'aria tra un boccone e l'altro di vita e pensi che Ariel polmone vuoto non è vita allo stesso tempo.
Ecco questo vorrei raccontarvi, da quando, staccato il pontile ho aspettato il vento giusto e quando le suole delle scarpe si sono avviate all'entroterra diametralmente opposto. Cercavo l'isola dell'amore, vi ho detto all'inizio, ebbene ho cominciato il viaggio, per terra e per mare la troverò, le darò un nome. Stolto chi mi vede andare in direzioni opposte. Pazzo chi ambisce a tenersi integro in cerca dell'amore. C'è bisogno di silenzio per cercare l'amore, non bisogna lasciare tracce e soprattutto bisogna rinunciare a se stessi per amare fino in fondo.

Sandra Legittimo

La nostra casa è una scatola

"...Non hanno mai mentito i viaggiatori, pur se lo sciocco che rimane a casa dà loro dei bugiardi" così esordisce Antonio, il quale non esita ad ampliare il suo punto di vista. L'orizzonte vasto continuo e circolare su di un'isola non potrà mai essere uguale al limite della finestra di casa propria dalla quale guardiamo il mondo con stupore. La nostra casa è una scatola, una zona di confort ove anche a emettere pochi suoni essi riecheggiano tra un muro e l'altro.
Tappate le orecchie dalla ridondanza, possiamo solo fotografare l'analemma che descrivono imperterriti la luna e il sole. Percorso l'orlo dell'isola, invece, conosceremo la brezza, ora di bolina,ora di gran lasco e di traverso, solo così potremo governare gli elementi del circadiano e la natura di Ariel.

Sandra Legittimo

Essere una squadra

-'Nostromo!' -'Sono qui capitano,che succede?' Così comincia la tempesta, perturbando lo spazio e il tempo. Il tessuto sociale è fatto di relazioni, quando tra gli esseri umani c'è uguaglianza, ma ancora di più la trama si stringe, quando a governare sono i rapporti.
Entrare in rapporto con una persona prevede che ci sia un ruolo, una omologazione rispetto al contesto nel quale si è chiamati ad operare.
Essere chiamati a rapporto significa assolvere le proprie funzioni, rendersi sintesi di quello che sta succedendo; e questo il Nostromo lo comprende benissimo, perché subito vìola la quiete chiedendo al proprio capitano 'che succede?'.
Quale smottamento di animo insorge la necessità di ragguagliarsi e prendere una decisione in merito. Non come impresa soggettiva, ma coinvolgendo l'intero carico. Essere una squadra, creare un attrito che contrasti ciò che sta avvenendo.
Servono le competenze, non è dato spazio a nulla che non sia ragionato, pochi secondi in cui tutto deve assumere sincronicità e perfezione.
Il centro nevralgico ha sentenziato pericolo chiamando a rapporto colui che non solo c'è, ma comprende subito la natura di quello che sta accadendo.
È così semplice fluire nella natura delle cose, se noi stessi siamo natura. Tutto funziona meravigliosamente, ogni cosa è al posto giusto e come in una orchestra, ogni elemento esprime la sua nota creando armonia.
Ma la necessità che ha scatenato il suono è di ben altra natura, sì malvagia e terribile. Potrebbe vincere il contenzioso se solo qualcosa di la, nell'orchestra andasse storto. Ed ecco che tutto concorre a fare del dramma un episodio incastonato in una cornice, la tempesta: un titolo, dei personaggi, un frame incastonato nell'assurdo.
Il contrasto del pensiero di non poter morire in una tempesta si scontra con la realizzazione di poter morire.
Equivoco anatema di profanazione del tempio sacro. Gli eroi convogliano per le istruzioni, formano un corollario, mentre il voma si scuote sulle loro teste, come petali di un fiore disfatto dal vento si sganciano per prendere ognuno il proprio posto.
Chi molla e chi cazza a seconda della direzione vulnerabile del vento, ripetendo a mente i comandi. I muscoli tesi, i pensieri bloccati, nemmeno il tempo scorre, il rapporto si trasforma in relazione.
L'umanità che si tocca, solidale, l'un l'altro nella sincope del mare, il solo desiderio di salvarsi la vita. Quel sentimento confuso di essere un po' l'altro, con le altrui vicissitudini, le altrui debolezze, respirando insieme come se si fosse un unico polmone.

Sandra Legittimo

Il dono della veggenza

MIRANDA, a cosa dobbiamo un nome così descrittivo? Nigra sum sed formosa. Dal nero nasce la forma, così che una donna è l'unica interprete possibile della forma. Prospero intima a colei che vegge di sollevare le cortine frangiate dei suoi occhi. Tale frase sottende un ordine ben preciso, l'uso della veggenza infatti prevede un esercizio fisico di accigliamento attraverso il quale si stimola il passaggio dall'uso dai coni e dei bastoncelli per vedere oltre. La veggenza è un dono, più sviluppato nelle donne, che va sorretto dal corretto utilizzo del corpo fisico. La nigredo è conditio sine qua non della connessione astrale. Il fulcro del racconto non è la narrazione, ma ciò che essa vuole trasmettere ai lettori ermetici. L'astuto Shakespeare comunica liberamente, in tutti i suoi testi le chiavi necessarie per pochi ovvie, attraverso le quali il concetto passa, viene tradotto a chi lo accoglie. Il ruolo della donna (segno -) deturpato per anni dalla società e dai sedicenti intellettuali che tutto leggono e tutto interpretano, viene fuori. Quasi una beffa, sentir parlare ore ed ore operatori della crapula che arzigogolano discorsi nemmeno concettualmente chiari a se stessi. L'ermetico ride, mentre veleggia con le parole, testi che saranno nelle mani di tutti, ma pochi afferreranno. Miranda inizia la sua lettura, dice :'ha una nobile forma, ma è uno spirito'. Lo spirito non ha forma, se ha forma significa che è una entità elementare e perciò dovrà essere governata sul piano di manifestazione, infatti dopo aggiunge di non aver mai visto nulla di così nobile in natura. Prospero conclude la sua evocazione magistralmente decretando: 'entro due giorni ti libererò'. Prospero (segno +), altro nome descrittivo del mago perfetto che entrato in prosperità conosce le leggi della natura e le applica a suo dominio. Il suo seme è Miranda, assolvono in questo quadro le leggi alchemiche, così come ogni personaggio libera ed espleta la sua funzione ermetica. Perché tradire un testo così esplicito? A chi si rivolge William Shakespeare se non a tutti, tutti coloro che vogliono profondamente leggerlo?

Sandra Legittimo
George Romney
William Shakespeare. The Tempest Act I, Scene 1. Prospero and Miranda
 Docente di Teatro sociale presso Università popolare Est Omnia
Sandra Legittimoi
Docente di Teatro sociale presso Università popolare Est Omnia
Reiki Usui