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La passione della lettura

Annovero la lettura tra le ‘buone pratiche’ - per lettura intendendo la passione che non si esaurisce nel rapporto con il libro, ma con il mondo tutto. Nel modo in cui l’intendo, la passione della lettura significa leggere il mondo; di questo sempre, del resto, si tratta - quando si legge, quando si sa leggere.
L’esercizio della lettura è in questo senso una pratica forte, un’ azione, una interpretazione affettiva, un giudizio concreto di valore. Questa è la passione della lettura che io intendo.
Ci sono due modi di cambiare il mondo, di cambiare il modo di leggere il mondo: un modo è quello della forza, l’ altro quello dell’ insegnamento. Può darsi che con l’ uso della forza si possa abbassare gli altri, ma una cosa è certa, non li si può innalzare che con l'esempio e l’insegnamento.

Nadia Fusini

Buone pratiche nell'era globale

numero monografico di LA PSICOANALISI, n. 65
(a cura di) Michele Cavallo
- Zygmunt Bauman
"Un nuovo disordine mondiale"
Intervista di Michele Cavallo e Alessandro Catamo
- Zygmunt Bauman
"Del rispetto e del disprezzo"
- Antonio Di Ciaccia
"La politica della parola. Economia e psicoanalisi"
- Nadia Fusini
"La passione della lettura"
- Giacomo Marramao
"Parole e pratiche del sistema-mondo. Tra Simbolico e Reale"
- Michele Cavallo
"Prendere posto in quel che si dice. Bauman, un esempio"

Essendo la globalizzazione una rivoluzione radicale, inarrestabile, che modifica il rapporto di ogni soggetto con il proprio corpo, con i desideri, con la parola, con l’altro, col tempo, lasciandoci spesso smarriti, ci chiedevamo: quali pratiche possono orientarci?

A partire da un incontro tra psicoanalisi, filosofia, sociologia, letteratura, alcune tracce sul cammino del desiderio e delle diverse forme di legame sociale.

Nei 400 anni dalla scomparsa di William Shakespeare, la scrittrice, critica letteraria e traduttrice Nadia Fusini - una delle maggiori esperte dell'opera di Shakespeare, da poco in libreria col volume "Vivere nella tempesta" (Einaudi) - racconta ai microfoni di Fanpage.it la sua lettura de "La tempesta", l'ultima opera scritta dal Bardo all'età di 47 anni, poco prima di abbandonare Londra e ritirarsi nella sua città natale. "Quest'opera ha una grande valenza simbolica, molto legata all'attualità di Shakespeare, che prende spunto dall'attualità - ci spiega la Fusini - Cioè da un naufragio realmente accaduto all'epoca. Quest'episodio assunse subito agli occhi del grande drammaturgo inglese un senso allegorico, perché accanto al naufragio c'è anche la salvezza. La provvidenza aiutò questi avventurosi in viaggio per le Americhe."

Fonte:

https://youmedia.fanpage.it/video/ab/V2JsveSwpPs5h5Qd

Il legame-sociale

L’incontro con l’altro non è scritto, non è dato, non è garantito da nulla. Bisogna costruirlo. Volta per volta. In tal senso l’utopia, come ideale che pretende di scrivere la realizzazione felice della convivenza, rischia sempre di rovesciarsi in distopia. Antidemocratica, totalitaria. Oppure in sogno naive. Come nel caso di Gonzalo.

GONZALO

" E se io fossi il Re, sapete cosa farei?

Io, nel mio stato, governerei ogni cosa a rovescio:

Abolirei ogni commercio e tutti i magistrati.

Non più ricchi, né poveri o servi;

Non più contratti, eredità, confini, divisioni di terre.

Non uso di metallo, né di grano, né di olio, né di vino.

Niente lavoro: gli uomini in ozio, e così le donne, ma caste e innocenti.

Non più potere, sovranità; non tradimenti, né ribellioni;

Niente spade, pugnali, niente cannoni o altre macchine da guerra.

La natura darebbe tutto in abbondanza, spontaneamente,

Per nutrire il mio popolo innocente.

Governerei in modo perfetto, oscurando l’età dell’oro! "

Chi non è stato, almeno una volta, sedotto dalla nostalgia di un’età dell’oro, di un mondo perfetto, pacifico, armonioso, non macchiato dall’invidia, dalla competizione, dalla violenza, dalla fatica, dal dolore, dalla delusione, dalla perdita.

Chi non ha mai sognato la formula della felicità, della perfetta proporzione nelle cose, nelle relazioni: la sezione aurea in grado di rivelare il segreto d’ogni cosa!

E invece non c'è! Tocca coglierlo, inventarlo, costruirlo, volta per volta l'incontro!!!!

Le nostre priorità

“Il pianeta non ha bisogno di altre persone di successo”, scrive l’ambientalista americano David Orr. “Ha invece un disperato bisogno di più pacificatori, guaritori, restauratori, narratori e amanti di qualsiasi tipo”. Se vogliamo un mondo sostenibile, dobbiamo cambiare le nostre priorità.

Mondi possibili

Abitare il proprio mondo. Lo spazio non basta

Potrei viver confinato in un guscio di noce, e tuttavia ritenermi signore d’uno spazio sconfinato (Amleto, W. Shakespeare)

Se abitato, un qualsiasi spazio fisico diviene un “”luogo”. Un luogo non è semplicemente uno spazio.

Uno spazio può essere descritto a partire dalle sue caratteristiche oggettive, dalla sua geometria, dalle dimensioni, dalle cose che contiene.

Ma descrivere un luogo si rivela ben presto un tentativo sterile, un luogo va soprattutto ascoltato.

I luoghi parlano: promettono, vietano, impongono, suggeriscono, dicono sì e dicono no, seducono, respingono.

I luoghi ascoltano: accolgono ciò che viene fatto loro, si lasciano plasmare, modificare.

I luoghi imparano: hanno una storia, una memoria, accumulano ricordi.

I luoghi interpretano: orientano il senso che vi si trova, suggerendo ciò che è stato e che potrà essere.

Il luogo come ambiente, contesto, campo, situazione, sempre testimonia una storia e anima un desiderio.

Michele Cavallo

Psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista membro dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi e della SLP
Michele Cavallo
Psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista membro dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi e della SLP