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Rete

Quando penso alla mappa vedo una rete, un intreccio di relazioni, di percorsi, di incontri, di scambi. E se devo provare a raccontare la mia storia attraverso una mappa, non può che essere una storia collettiva, fatta delle persone che ho conosciuto durante questi anni.
Sono incontri significativi con persone con cui sono cresciuta, con persone che sto imparando a conoscere, o che non ho mai conosciuto di persona. In silenzio, nel tempo sfasato dei legami, abbiamo disegnato dei tratteggi invisibili che ci hanno connesso l’uno con l’altro, delle strade che hanno deviato dal percorso immaginato o che proprio lungo quel percorso si sono incontrate.
Ora se penso a me stessa, alla mia identità, credo che ciascuna di queste persone abbia contribuito a costruirne un pezzettino, ognuna a proprio modo.
Mi sento come un connubio unico di storie, parole, vissuti, percezioni, giunte fino a me per chissà quale motivo, ma che ho scelto di ascoltare e ho provato a comprendere e condividere.

Sara Spitaleri

Una tempesta nella tempesta

Ciao Tiziana? Ciao mondo conosciuto? Questa fase di rintanamento obbligatorio e obbligato, mi ha fatto provare un piacere immenso nella possibilità di condivisione che mi è stata resa possibile dall'uso dello strumento Rete, sebbene per l’elevata esposizione giornaliera talvolta mi ritrovavo con una sensazione concreta, forte, reale, di vomito. Sicuramente il percorso che abbiamo condiviso e le suggestioni che ci siamo donati mi hanno supportata nel dare più senso a ciò che in questa condizione di clausura stessi facendo nel privato. Peraltro le tematiche affrontate con voi sono quelle che più mi stimolano anche nella vita reale. Premeva forte soprattutto in me in questa segregazione la voglia di contrastare sia gli esiti reclusivi che quelli del distanziamento sociale, come lo hanno voluto definire e come lo hanno voluto. Per giunta ero anche più obbligata alla segregazione perché oramai vecchia secondo le divulgazio televisive: ho compiuto i fatidici 65 anni proprio il 5 maggio di quest’anno e in piena pandemia.

Dio com'è stata sfruttata per bombardamenti mediatici ossessivi questa questione! Comunque quella che è entrata in relazione con voi non era solo un’immagine reificata, ma era per quel po’ che sono riuscita ad esprimere anche la mia natura, sebbene dissociata dal complesso del mio sistema, dietro al quale c’è un bisogno di riconoscimento umano e un corpo. Al contempo continuavo a parlare tra me e me, a cercare significazione in tremila altre cose che vertevano comunque tutte verso la creazione di mappe comunitarie e anche in altri contesti: 4 o 5 complessivamente e tutti con radicamenti affettivi assai forti. Ho utilizzato per le mie mappe come ho detto anche delle foto e pure delle le poesie, scritte nel tempo, qualcosa l’allego. In tutto questo incessante lavoro mi mancavano sempre le persone vere sebbene questa nuova modalità comunicativa in certi momenti mi desse l’illusione di essere finalmente in relazione col mondo. Per giunta mi piace spesso prendermi dei tempi di isolamento per pensare. Non solo potevo parlare con persone collocate spazialmente molto lontano, ma ho risentito in questi giorni pure persone che non sentivo più da anni, me ne è presa voglia. E ho condiviso ricordi rinnovando le emozioni. Anche altri mi hanno cercata inaspettatamente. Nella clausura però andavo cercando comunque ad ogni costo pure un senso al dove fossimo stati catapultati all'improvviso e alle tappe che avevano reso possibile tutto questo. I rivoli che si aprivano davanti alla mia memoria erano infiniti, così le connessioni, mentali e di ricerche in rete. Per ogni nuovo sentiero che si apriva andavo costruendo sempre nuovi approfondimenti, così la mia mappa via via si ingigantiva. C’erano ricostruzioni a ritroso dei legami, che mi accorgevo di ritrovare vivi anche in assenza di corpi, ma che mi mancavano però e soprattutto molti di essi mi rendevo conto con rinnovato dolore che non c’erano più.

La cosa di cui ero più consapevole era il fatto che la mia identità di rete pur rappresentando il mio pensiero non potesse essermi però sufficiente, non potesse essere esaustiva, che non potesse mai diventare capace di essere una vera relazione narrante, questo connota e appartiene solo allo scambio in presenza tra le persone. Uno scambio vivo, è fatto di sguardi, di colore e di fogge dei corpi, di profumi, di gestualità, di posture. La cosa che più mi faceva imbestialire è la consapevolezza che la generazione delle mie nipoti non potesse essere assolutamente interessata, ben più di me, a queste ricostruzioni della memoria nella memoria punto, in chi è giovane il corpo preme molto di più che alla mia età. Mi faceva star male pensare che quella società migliore che per una vita avevo e ho continuato a sognare all'improvviso andasse ad impattare con un’altra falsa rivoluzione se così si può chiamare e molto più nociva di quella industriale, capace di far saltare addirittura non solo tutti i parametri del pensiero sui quali mi ero andata a poggiare fino a questo momento, ma la nostra connotazione umana di specie che è fatta da relazione di corpi in presenza.

La vita in rete è un’allucinazione? Un delirio? E se diviene permanente? Se dovesse occupare la maggior parte del nostro tempo? Nell'obbligatorietà dell’accettazione della stasi c’è anche l’obbligatorietà di una nostra mutazione antropologica? Come ci trasformeremo? Le mie ginocchia in soli 4 mesi già mi obbligano a camminare col bastone richiamandomi al dovere del movimento. Oddio, ma il movimento è un piacere, che dico? Sebbene affascinata, addirittura ammaliata dalle riflessioni che il rapporto con voi mi rendeva possibili, così come le ricche suggestioni shakespeariane e non solo che nel gruppo ricevevo non potevo fare a meno di pensarci. E sebbene conscia di tutto questo comunque avevo un bisogno disperato di voi e il fatto che per problemi di rete all'ultimo momento non mi sia potuta collegare, parlo dell’ultimo incontro, per il quale mi ero preparata diligentemente e per tempo, mi ha fatto stare davvero molto male. Ho cercato in preda a una smania bramosa, quasi delirante di collegarmi, per tutto il tempo, ma ahimè! inutilmente.

Ero completamente dissociata nella dissociazione/disconnessione, in tutti i sensi. Così proprio grazie a quella disconnessione subita in questi giorni ho continuato a interrogarmi sul potere che può avere questo maledetto algoritmo quando diventa sovrano, perché proprio di questo nella sua sottrazione/mancanza ho potuto fare esperienza. E mi domando siamo in balia totale del suo potere se il rischio di questa nuova peste non cessa? Come cambieremo allora? Siamo proprio diventati dei Mutanti? Quanto la mia possibilità, di essere come voglio essere, adesso dipende da me? dalle mie scelte? chi sono io ora? chi siamo e saremo tutti?

Tiziana Bonfili

Sotto al sole Mutanti

Ombre d’involucro

Contenitori viventi

Soffrono?

Senza coscienza

Sotto un sole

Più rosso

Occhi

Mani e braccia

Gambe

Non servono più

Per quotidiani

E semplici gesti:

Mutanti!


Una poesia che scrissi subito dopo l’evento di Černobyl' del 26 aprile del 1986. Tiziana Bonfili

Ha studiato presso Università degli Studi di Padova
Sara Spitaleri
Ha studiato presso Università degli Studi di Padova
Educatrice dal '75 e dal 2001al 2017 Funzionaria dei Servizi Educativi e Scolastici. Coinvolta!
Tiziana Bonfili
Educatrice dal '75 e dal 2001al 2017 Funzionaria dei Servizi Educativi e Scolastici. Coinvolta!