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Un sogno, un viaggio, un volo

Mariella Carbone

"la geografia dei luoghi fiabeschi o letterari rende significativi alcuni elementi fisici del paesaggio (naturali o costruiti) nel nostro immaginario o in quello popolare e collettivo. Come l’albero di noce dove si riunivano le streghe per il rito del Sabba".

In questo frammento scopriamo un "un centro da cui partire, io e i miei pupazzi insieme, sulla strada che si srotola nel paesaggio".

La Tempesta


Illustrazioni Mariella Carbone
"questa esperienza assurda di confinamento per il Covid mi ha fatto riflettere sulla precarietà e sulla frammentarietà del sistema sociale in cui viviamo e ha rafforzato in me la convinzione che è necessario lavorare per creare legami tra le persone, tra gruppi, tra enti ed istituzioni".
"Mi è piaciuta molto la riflessione sui personaggi Prospero e Miranda e sul fatto che ci siano due storie possibili scritte rispettivamente al maschile ed al femminile".

Qui un piccolo estratto creativo sviluppato insieme a sua figlia Sara di 12 anni.

Dreaming out - un sogno, un viaggio, un volo


Illustrazioni Mariella Carbone
A proposito sempre di mappe... mi sembra intrigante anche la geografia dei luoghi fiabeschi o letterari, che rende significativi alcuni elementi fisici del paesaggio (naturali o costruiti) nel nostro immaginario o in quello popolare e collettivo. Come l’albero di noce dove si riunivano le streghe per il rito del Sabba.
Un centro da cui partire, io e i miei pupazzi insieme, sulla strada che si srotola nel paesaggio.

La mappa delle memorie perdute

La mappa delle memorie perdute è un vissuto personale e un racconto di una modalità anomala di elaborazione e rivisitazione di un trauma collettivo, quello vissuto da una comunità disgregata a seguito di un terremoto, una “tempesta” che ha investito non solo il tessuto insediativo ma anche quello sociale.
L’elaborazione è avvenuta in un setting diverso, uno spazio inusuale: un gruppo chiuso di Facebook chiamato Colliano Vintage.
Colliano è il piccolo paese in cui sono nata, nella provincia di Salerno, ai confini con la Lucania e l’Irpinia. Nel 1980 un terremoto violento colpì duramente una vasta area della Campania e della Basilicata e mise in ginocchio la popolazione con molte vittime e molti danni.
Interi paesi distrutti, tra cui Colliano.
Il gruppo facebook è nato qualche anno fa, passati quasi 35 anni dal terremoto.
E’ nato dal bisogno, non consapevole ma profondo, che alcune persone hanno avuto di riparlarne, dopo tanti anni, attraverso memorie, volti, odori, oggetti, tradizioni, vocaboli e paesaggi che appartenevano ad un luogo, ad un paese in cui avevano vissuto da adolescenti.
Una sorta di mappa delle memorie perdute.
Un paese che in una manciata di secondi diventò polvere, case crollate, persone disperse, urla e dolore e soprattutto una grossa ferita nell’anima di chi ci aveva vissuto. In molti andarono via dopo quell’evento, come me. Qualcuno è rimasto. Ognuno di noi porta dentro quel momento, quei secondi, ognuno lo ricorda a suo modo. Nei primi anni ogni volta che ci ritrovavamo ne parlavamo in maniera convulsa, cercando di esorcizzare la paura e il dolore di una perdita. Perdita di case, di luoghi conosciuti, delle proprie abitudini, di alcune persone care. Il tempo ha stemperato la paura e il dolore. Dopo quasi trentacinque anni la ferita poteva essere riaperta per poter elaborare il lutto in maniera collettiva, per non dimenticare, per ricucire lo strappo.
Tutto questo, come dicevo, è avvenuto attraverso la creazione da parte di mio fratello
di un gruppo Facebook, e la“consegna” è stata stimolare alcuni amici a mettere immagini del passato, a raccogliere foto familiari, foto del paese a scrivere ricordi.
E’ stato un crescendo, amici hanno invitato altri amici, il gruppo si è allargato (422 membri), ognuno ha rovistato nel proprio passato, figli, genitori, giovani, anziani. E’ diventata quasi una febbre collettiva. Per chi abita lontano e per chi abita ancora in paese. Per gli anziani e anche per noi è stato toccante ritrovarci in immagini conservate da altre famiglie che ritraevano matrimoni, compleanni, gite, feste di paese. Sono stati ritrovati volti di persone ormai scomparse, di situazioni, di pratiche d’uso dei luoghi, documenti, scritti, foto di oggetti. Per i giovani è stato bello vedere brani e frammenti di vita di cui avevano sentito dire dai loro genitori. Particolarmente emozionante è stato un video che una persona aveva fatto nei giorni successivi al terremoto e che nessuno di noi aveva mai visto: trenta minuti di girato tra le strade, il fango, macerie, gli sguardi attoniti delle persone. Forse è stato in quel momento, in quel “post” che mi sono resa conto di quanto fosse forte la relazione tra questo scambio di memoria e ricordi e la cesura di quel momento e di quanto fosse stato importante quella sorta di caccia alle foto, per ricomporre e ritrovare le nostre radici,mappandole come una sorta di geografia emozionale.
Oltre alle foto e ai video è iniziato anche una racconto attraverso i “post” nel riportare alla luce ciò che non era visibile: il racconto degli odori, della terra, della cucina, dei profumi estivi, del gergo dialettale, dei suoni. Dopo circa un anno, attraverso questo gruppo, sono state condivise centinaia di foto che sto iniziando a raggruppare per temi: le famiglie, i volti delle persone, i personaggi, i bambini e la scuola, gli oggetti, il lavoro, le feste collettive, i luoghi di senso, i documenti.

Mariella Carbone
Operatrice di teatro sociale, arteterapeuta, puPAZZara, mascheraia...nonchè architetto
Mariella Carbone
Operatrice di teatro sociale, arteterapeuta, puPAZZara, mascheraia... nonché architetto