Esplorazioni nella Paramnesia

Esplorazioni nella Paramnesia
Nella società emergeva un sentimento comune, la necessità di assegnare ad un costruttore "forte" il compito risolutivo di definire un metodo inconfutabile per il discernimento tra il Sé "naturale" e quello "riflesso".
Si dichiarava così che "sarà necessario sostenere un costruttore che possa realizzare il viaggio lungo le impervie e dissonanti direzioni dei contraddittori in atto, realizzando un percorso che raggiunga i timorati nell'esperienza paramnetica", con ciò intendendo che nelle espressioni di interdetto giudizio sia possibile definire quella pragmatica necessità di esclusivi scenari irenici.
Nella mirabile esposizione del dottor Baltieri la respirazione guidata assumeva l'investitura di strada maestra, l'unica che potesse consentire responsabili consensi.
Affermava il Baltieri:
"Dopo un primo incerto cammino, ove per mia pneumatica sopportazione, fui assalito da una nuova prospettiva di conoscimento, considerai la stessa come direzione necessaria. Tale prospettiva mi tenne sequestrato nella ricordanza di un'altra vita prima a me estranea. Ero in casa mia straniero, senza poter né conoscere i perché di un simile stato, né abilitato ad esplorare quei vividi ricordi che si imponevano dialogando con il territorio circostante. Sentivo forte il trascinarsi della mia anima da parte di una fantasmatica identità che, padrona e guida mi ingiungeva di visitare lo scavo progressivo degli antichi invasi, perturbanti contenitori di Lares che da quel territorio avocavano a sé la mia vita.
Scrive a proposito dei Lares Agostino di Ippona riferendo di Apuleio in La città di Dio IX, "Dice (Apuleio), infatti, che le anime degli uomini sono demoni, e che gli uomini diventano Lares se sono stati buoni; fantasmi, se hanno vissuto nel male, o come larve; e Manes se non è chiaro se essi meritano il bene o il male".
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Celate ai più dai sintomi dissociativi, i quali si manifestavano ogni volta che il respiro scomposto causava importanti variazioni del tono vagale, le tracce del vortex agli angoli della bocca, quando individuate, venivano derubricate come infezione di cheilite e come tale venivano curate.

Il passaggio decisivo avvenne con il riconoscimento della via di accesso funzionale. Un risultato ottenuto attraverso gli studi sulle traiettorie insufflatorie, mediante la spirale logaritmica (cfr. Joseph Conti, Vortex vs Ruah, 1921). La localizzazione dell'accesso sconosciuto fino ad allora portava a conoscenza di piccole evoluzioni delle correnti aeree che confluendo all'ingresso della bocca manifestavano la “forma mentis aphanastica” in tutta l'evidenza della sovrapposizione di identità diverse.

Scriveva ancora il Baltieri:
"Così nei vortex si insinuava il Lar ansioso di esplorare. Era infatti sua abitudine addentrarsi in terre poco esplorate e malinconicamente dimenticate, collegate solo da rare intuizioni troppo fioche per compiersi in riflessione. Impressioni e sensazioni del resto non andavano oltre la selvaggia regione dell'istinto".
Ora, sebbene le competenze del Baltieri non siano state tali da consentirgli un’analisi completa delle cause che determinano il manifestarsi della paramnesia, è nelle soluzioni alle problematiche del doppio che il suo studio si rivelò significativo. Lo studio del Sé nel suo rispecchiarsi in realtà a tutti gli effetti sconosciute offre ancora oggi spunti di riflessione che vale la pena valutare per quanto sia di difficile una risoluzione definitiva che contempli il controllo cosciente dell'ospite "inatteso".
L’opera di Saverio Baltieri, quindi, affronta e sostiene quella struttura dicotomica, tanto cara al viaggio di formazione, alla costante ricerca della conoscenza. Il viaggio viene intrapreso attraverso l'esplorazione di un territorio sconosciuto: "l'altro da Sé" rappresentato sulla base di una trasposizione antropomorfica per la quale adotta l'uso di una mappa organico-concettuale, rappresentazione funzionale alla sua conquista.
L'equilibrio fra funzione didattico-formativa e funzione creativa è il presupposto del risultato finale. Il Baltieri aderendo al modello del viaggio di formazione, settecentesco realizza così delle carte "topografico-antropomorfe", le famose "umanazioni" divenute nel tempo emblematiche e significative dimostrazioni di percorsi apodittici necessari ad ogni viaggio nel territorio del Sé.

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